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Processo di Beatificazione — storia del Processo di Beatificazione
Don Enzo verso la causa di beatificazione

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Don Enzo verso la causa di beatificazione
don Arturo Cristani, Comunità Casa del Giovane

In memoria di don Enzo
l’incontro dell’11 febbraio 2005 al Collegio Ghislieri di Pavia,
dove mons. Vescovo ha reso noto l’assenso dei vescovi lombardi
per l’apertura della “Causa di Beatificazione”

Per il XII anniversario di don Enzo Boschetti suo fondatore, la Comunità Casa del Giovane ha deciso, a differenza degli scorsi anni, di ricorrere ad una sede esterna, per poter dare una dimensione più aperta e cittadina alla memoria di chi molto ha fatto per i giovani e i poveri di Pavia e non solo.

Grazie all’interessamento del giudice Beretta, attuale presidente della Piccola Opera San Giuseppe, si è arrivati al Collegio Ghislieri con la sua bella Aula magna, che si è rivelata ottimo spazio per una serata che non è esagerato indicare come ‘storica’ per la Comunità, la Chiesa locale e per la città.

L’incontro si è svolto alle ore 21 di venerdì 11 febbraio 2005 e ha visto partecipare come relatori mons. Giovanni Giudici vescovo di Pavia, padre Piersandro Vanzan sj teologo e scrittore della Rivista ‘La Civiltà Cattolica’ dei Gesuiti a Roma, la dr.sa Francesca Consolini postulatrice della Curia di Milano e collaboratrice della Casa del Giovane, il giudice Beretta di cui abbiamo già detto.

La data dell’incontro, decisa dalle disponibilità dell’Aula, non era quella esatta dell’anniversario – don Enzo morì il 15 febbraio – ma ha provocato un’altra significativa coincidenza: in quella data, 13 anni prima, per mano dell’allora vescovo mons. Volta, la Comunità veniva riconosciuta ufficialmente come realtà della Chiesa Locale di Pavia. Questo è stato un altro motivo di gioia e di riconoscenza.

I timori di veder poca partecipazione a causa della nuova sede, del giorno feriale e del sovrapporsi con la memoria della Madonna di Lourdes sono svaniti subito perché l’Aula alle ore 21 era piena. Oltre ai ragazzi della Comunità, venuti per conoscere meglio chi, con i suoi sacrifici e con il suo amore per loro, ha dato loro la possibilità di riscattarsi e di crescere, erano presenti tante persone amiche di don Enzo, sensibili alla sua opera e alla sua testimonianza e attenti a cogliere il messaggio particolare che la vita di questo sacerdote ha trasmesso. Tra essi gente comune, responsabili delle attività sociali e civili della città e della provincia, sacerdoti…

Dopo l’introduzione di don Franco Tassone, attuale responsabile della Comunità, ha parlato per primo mons. Giudici. Anche se essenziale, l’intervento del vescovo di Pavia è stato quello più autorevole e determinante.

Inizialmente ha ricordato il motivo dell’essersi radunati attorno alla figura di don Enzo: “siamo qui per riflettere insieme sulla figura di don Enzo, in modo da commemorarlo per il passato e additarlo ad esempio per il futuro, facendolo diventare patrimonio fecondo della comunità locale. Il ‘don’ come tutti lo chiamavano, è una figura attuale, da imitare, per arricchirci del suo dono”.

Mons. Giudici ha poi spiegato di aver interpellato con una lettera i vescovi lombardi per chiedere il loro parere in merito all’apertura di un eventuale processo di beatificazione per don Enzo. Leggendo alcuni stralci presi dalle lettere in risposta alla sua, sono emerse espressione di lode e di sostegno per tale iniziativa. Eccone alcune: “è stato un sacerdote diocesano attento ai giovani”, “do’ volentieri il mio avvallo per la causa di canonizzazione di un sacerdote vicinissimo alla santità di Dio”, “È un modello di carità”.

Mons. Vescovo ha concluso con la sottolineatura del parere positivo espresso dai vescovi, prendendo atto della “grandezza cristallina del Servo di Dio” e dichiarando la sua intenzione di promuovere l'apertura della sua causa di beatificazione.

Le parole di mons. Giudici hanno riempito di gioia il cuore dei presenti perché per la prima volta pubblicamente si è affermata l’intenzione della Chiesa locale di iniziare le indagini sulla vita e le virtù di don Enzo. Questo passo è stato seguito poi nei giorni successivi dalle varie pratiche necessarie per poter avere al più presto il nulla osta all’avvio del processo dalla Congregazione per le Cause dei Santi di Roma.

La Chiesa di Pavia si avvia così a riconoscere la dimensione più radicale di questo sacerdote: quella dell’adesione alla Volontà di Dio, operante nella sua vita grazie alla fede, alla speranza e alla carità che egli ha vissuto in totale disponibilità e fiducia.

Ed è stato proprio questo il tema presentato dalla dr.sa Consolini nel secondo intervento della serata. Dopo aver spiegato ai presenti il senso e il compito di una postulatrice – e alcuni certamente erano completamente ‘digiuni’ di tali notizie – la dr.sa ha precisato quali sono le caratteristiche fondamentali della santità cristiana: “un santo non è una persona che compie meraviglie strabilianti e opere clamorose, ma è colui che, detto teologicamente, compie momento per momento la volontà di Dio”.

Il discorso si è poi sviluppato citando alcuni testi tratti non dai libri o dagli articoli pubblicati da don Enzo, ma dal suo diario personale. Da essi è emerso quel lato del ‘don’ nascosto ai più, svelando così le radici intime e profonde dalle quali egli attingeva luce e forza per vivere e realizzare quella carità che lo ha sempre contraddistinto: “Voglio appartenere solo a te, o Dio, senza compromessi. È dall’età di 17 anni che ti vado cercando. Più sento che sei grande, più cresce in me la voglia di te”. “Vorrei esser più coraggioso. Oh Gesù, vedere uno che soffre, per me è un martirio: sia fatta la tua volontà”.

La dr.sa Consolini ha concluso affermando che “la prova della santità di don Enzo consiste nel suo essere consapevole della propria miseria e inadeguatezza e nell’affidarsi totalmente alla misericordia di Dio”.

Padre Piersandro Vanzan sj, gesuita e caro amico di don Enzo e della Casa del Giovane, ha rievocato, nel terzo intervento della serata, le origini dell’avventura della Comunità.

Origini che risalgono al 1966: “Tutto cominciò a San Mauro nel 1966, dove lo conobbi. Era cappellano del S. Salvatore e aveva cominciato ad accogliere clandestinamente i diseredati della società nella cappella del Sacro Cuore, il famoso scantinato in viale Libertà”.

Ma oltre alle origini storiche dell’opera di don Enzo. P. Vanzan ha molto sottolineato anche le origini spirituali di questa realtà: “Il suo motto era ‘davanti a Dio per gli uomini’. Le tante ore di preghiera lo conducevano a cercare e trovare i poveri nei tuguri e sotto i ponti”.

Il giudice Beretta, con il suo stile sobrio ha espresso, nel quarto intervento, l’evidente forza dell’intuizione boschettiana: “Le istituzioni si fidano di don Enzo, da vivo e da morto. Egli ha arricchito Pavia. La partecipazione di stasera conferma la vitalità dell’ideale di don Boschetti”.

Concludendo la serata, don Franco ha poi salutato gli amici presenti, le varie autorità, mentre sullo sfondo scorrevano le immagini della vita e delle realtà avviate da don Enzo.

Questo saluto ha riconfermato tutti nell’amicizia e nella disponibilità nel sostenere il cammino che il vescovo ha indicato e per ora appena abbozzato, che porterebbe il ‘don’ ad essere riconosciuto come ricchezza di vita e di esempio per la Chiesa e la società.

Chi ha conosciuto don Enzo sa quanto egli fosse schivo e restio nel mettersi in mostra, quanto evitasse onori e applausi. Umanamente parlando quindi tutto quello detto sinora potrebbe sembrare contrario ai suoi desideri e irrispettoso della sua volontà. Egli infatti era preoccupato che solo la volontà di Dio e il Suo progetto si realizzassero e nient’altro.

Ma sappiamo altresì che puntando i ‘riflettori’ del cuore e dell’intelligenza sulla sua vita, non troveremo altro che Dio, libero di agire nel Suo amore attraverso l’umile e generosissimo strumento che don Enzo è stato.

E questo è un merito che egli non avrebbe mai voluto che venisse smentito.

 

Incontrare don Enzo
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L’attualità della santità in don Enzo Boschetti
L’attualità della santità in don Enzo Boschetti

 

 

 

 

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