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Processo di Beatificazione — storia del Processo di Beatificazione
Un’avventura irrinunciabile: la santità

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Un’avventura irrinunciabile: la santità
Tratto dal libro “L’alternativa” di don Enzo Boschetti

“Ciascuno vive secondo la grazia ricevuta,
mettendola a servizio degli altri”
(1 Pt 4,10)

TUTTI SONO CHIAMATI

Il bellissimo salmo 95 sembra proprio fatto per noi, per la nostra meditazione intesa seriamente come colloquio con Dio. Ecco l’invito:
“Venite, applaudiamo al Signore,
acclamiamo alla roccia della nostra salvezza. Accostiamoci a lui per rendergli grazie,
a lui acclamiamo con canti di gioia.
Venite, prostrati adoriamo,
in ginocchio davanti al Signore che ci ha creati.
Egli è il nostro Dio,
e noi il popolo del suo pascolo,
il gregge che egli conduce.
Ascoltate oggi la sua voce”

(Sal 95, 1-2.6-8).

Le parole del salmo ci portano alla meditazione: lodare Dio, adorarlo in silenzio, chiedergli il perdono dei peccati e ringraziarlo con la riconoscenza dei figli. Preghiamo ancora con questo desiderio:
“Crea in me, o Dio, un cuore puro,
rinnova in me uno spirito saldo..
Rendimi la gioia di essere salvato,
sostieni in me un animo generoso”

(Sal 51, 14).

Pensando alle varie tappe della nostra vita e alla presenza del Signore, che senso hanno questi versetti del salmo?

Gesù con il suo spirito fa comprendere che, poste certe premesse, la santità è fatta per noi. L’avventura della santità necessariamente coinvolge tutta la vita e la rende vita di Cristo per i fratelli. Non è più esperienza disincarnata, astratta o teorica e senza calore umano, ma norma di vita che Gesù ci rivela per mezzo del Vangelo e della sua vita.

L’impegno di santità e di perfezione come ce lo presenta il Vangelo è un cammino di libertà di Gesù con noi e di noi con lui. È un cammino di comunione nella Chiesa di Cristo con lo Spirito del Padre e i fratelli della comunità che tendono all’unità in Cristo. Uomini e donne di tutti i tempi si sono appassionati a questa grande avventura dello spirito e sono stati attirati dall’irresistibile desiderio di imitare Cristo. Essenzialmente la santità è seguire il Signore e amarlo con un cuore nuovo come quello della Samaritana.

Quest’amore per Cristo non ci allontana dagli uomini, ma ci spinge a tutti i livelli di coinvolgimento fino a pagare di persona con un servizio d’amore.

Con questo servizio c’è la grazia del Signore, i meriti della sua passione e morte, la forza della sua risurrezione; e a chiamarci sono tutti gli uomini oppressi; che soffrono e hanno fame e sete della giustizia e di una vita dignitosa. Ci sono gli ultimi e coloro che non contano per i potenti di questo mondo. La nostra ricerca della verità e della fratellanza, l’attenzione alla loro sofferenza è anche preghiera, in nome del Cristo che “umiliò se stesso, facendosi obbediente fino alla morte e alla morte di croce” (Ef 2,8). Lui che “venne fra la sua gente, ma i suoi non lo hanno accolto” (Gv 1, 11).

 

LE CONNOTAZIONI DELLA SANTITÀ NEL SERVIZIO

La santità o cammino di fede non è solo mancanza di peccato grave o leggero. La santità è prima di tutto comunione con il Signore e con i fratelli, nell’osservanza di un preciso piano di vita, con i suoi momenti di correzione fraterna e di confronto con la guida.

È vivere l’amore, la disponibilità, l’altruismo, il servizio. Concretamente è scegliere l’uomo affamato, oggetto di diritto, di libertà e di un’immensa dignità, per restituirgli la fiducia in sé e la sua dignità di figlio di Dio. Un compito difficile perché il povero è prima di tutto scomodo tanto quanto il Vangelo, e ci chiede tutto.

Quando accogli il povero, ti senti in sintonia con il Maestro. In questo cammino faticoso cresce la santità e la nostra convinzione, perché:
“Chi confida nel Signore è come il monte Sion:
non vacilla, è stabile per sempre”

(Sal 125, 1).

La santità è l’unica avventura che non finisce mai perché ci porterà, per grazia di Dio, "nuovi cieli e terra nuova, nei quali avrà stabile dimora la giustizia" (2Pt 3, 13). Nella casa del Padre gli eletti vedranno la faccia di Dio il cui regno non avrà fine. La vita in comunità dovrebbe essere mezzo eletto di santità.

La “Regola di vita” ci ricorda: “ama la tua comunità, questa comunità con queste difficoltà”; un invito preciso a compromettersi nell’amore con tutti senza aspettare che i fratelli diventino perfetti.

I poveri non devono aspettare e ce lo ricorda un martire dei nostri giorni: il vescovo Romero del Salvador, ucciso per i suoi coraggiosi interventi a favore degli oppressi, testimone del Vangelo e della fedeltà a Cristo e agli uomini. La sua forza era la preghiera, la vita povera e la carità coraggiosa.

La santità è il coraggio di non svendere la libertà, la giovinezza, il nostro battesimo a una facile rassegnazione davanti alle inevitabili difficoltà. Il Vangelo farà della nostra vita una forza dirompente e pacifica, se accetteremo con umiltà di essere strumenti nelle mani di colui che tutto può. La santità è povertà reale ed è di coloro che vogliono imitare il Maestro che “non ha dove posare il capo” (Mt 8, 20). Guai a noi se ci lasciassimo prendere la mano dalla ricercatezza, dal lusso, dalle situazioni facili, perché non saremo più dei poveri e in nostro rapporto con il Signore sarebbe compromesso seriamente.

La santità è lasciarsi modellare dalla grazia per mezzo della parola di Cristo. Affidiamo questa avventura di fede e di servizio alla Madonna “regina e madre della nostra fraternità”.

È davvero difficile parlare della santità reale che siamo chiamati a vivere oggi, nella Chiesa, nella fraternità di servizio con i nostri inevitabili momenti di stanchezza e certe volte di amarezza, perché non siamo ancora pronti a “bere il calice” (Mt 21, 22) della passione, a rinnegare noi stessi e a morire come “il chicco di grano caduto a terra” (Gv 12, 24).

 

RAPPORTO TRA SANTITÀ E UMILTÀ

Forse non siamo ancora arrivati a sentirci come San Paolo, “un ultimo”. Scrivendo ai Corinzi, senza esitazione dice: “Inoltre (il Signore) apparve a Giacomo, e quindi a tutti gli apostoli. Ultimo fra tutti apparve anche a me come a un aborto” (1Cor 15, 7-8).

Questa umiltà cristiana, sempre pronta a donarsi, è virtù perseguita con tenacia dai santi perché essa è il fondamento di tutte le virtù senza togliere nulla alla carità che è il compimento della legge. Per mettere radici profonde nella santità bisogna assimilare questa virtù, cercando le cose più umili, vivendo le situazioni che fanno morire l’orgoglio, che umiliano e purificano ulteriormente.

Nel piano di vita vocazionale, con il padre spirituale bisogna puntualizzare quest’aspetto tanto importante perché favorisce la docilità, la fiducia e l’obbedienza alla guida. È necessario per meglio conoscere la volontà del Signore e per assicurarsi un confronto reale con il Vangelo.

Santità e vita facile o comoda non vanno d’accordo: bisogna scegliere, perché “nessuno può servire a due padroni” (Mt 6,24). La mediocrità non piace a nessuno e tanto meno al Signore. L'umiltà esige la povertà spirituale e concreta per scoprire la bellezza della verginità e la consapevolezza di appartenenza a Dio.

Il profeta afferma: “Ecco verranno giorni - dice il Signore - nei quali porrò la legge nel loro animo, la scriverò sul loro cuore” (Ger 31, 31.33).

L’umiltà ci dispone ad accettare questo dono.

Il Concilio Vaticano II ricorda: “Il Signore Gesù Maestro è modello divino in ogni perfezione, a tutti e ai singoli suoi discepoli, di qualsiasi condizione, ha predicato la santità della sua vita di cui egli stesso è autore perfezionatore: «Siate perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste»”.

La santità sul modello di Dio! Ma Gesù ci vuole audaci e ci dice: “Qualunque cosa chiederete nel nome mio, lo farò, perché il Padre sia glorificato nel Figlio” (Gv 14, 13).

Quindi dobbiamo pregare per il dono grande di una vita santa per noi e per i fratelli. Progrediamo se camminiamo insieme e se non perdiamo nessuna occasione per manifestare con il nostro cuore l’amore di Cristo.

 

L’ESEMPLARITÀ

Spesso ci dimentichiamo la nostra stretta parentela con i santi e ci sentiamo lontani e perduti. Invece la carità dei santi veglia ancora sugli uomini. Ce lo dimostra bene la semplice e accorata preghiera che padre Charles de Foucauld rivolge a santa Teresa d’Avila:
“Cara Madre Teresa ho bisogno di te!
Devo costruirmi una vita interiore!
Ma ne ho mai avuto una?...
Santa Teresa, dammi tanta forza e tanta luce.
Voglio una sola cosa, tu lo sai:
una cosa solamente: glorificare il più possibile
nostro Signore Gesù Cristo,
amarlo quanto più posso...
questo ti chiedo e ti imploro, Madre cara;
dammi tutto quello che serve
perché io realizzi questo desiderio...
Madre carissima, vieni in mio soccorso...
Tu che lo scorso anno mi facesti una grande grazia...
ora è pure sempre una grande grazia
che imploro con tutto il cuore...”

C’è in questa preghiera un sentimento di amicizia che non ci deve sfuggire; essa esprime il bisogno esistenziale di cercare la comunione con Dio e di fiducia nell’aiuto di chi ha già percorso il nostro cammino. Con tutto il cuore chiediamo l’aiuto della Madonna e dei santi nostri patroni perché intercedano presso il Signore per confermarci nella vocazione e nella fedeltà. Facciamoci amici dei santi cercando di conoscere la vita, le lotte, le virtù, i carismi, chiamandoli in aiuto e prendendoli come modello soprattutto nei momenti più difficili della nostra vita.

 

L’attualità della santità in don Enzo Boschetti
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In cammino verso la Beatificazione
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